39 – Italiani popolo di santi

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Blog in italiano

Bentrovati!

Lo sapevate che noi italiani veri siamo un popolo di santi, poeti e navigatori?

O perlomeno è così che ci dipingeva Mussolini nel 1935 in un discorso rivolto alle nazioni unite che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia.

Santi, per la fede cattolica instauratasi geograficamente in Italia in epoca romana; poeti per i grandi poeti del passato, da Dante a Leopardi passando per Petrarca, Pascoli, Foscolo, Ungaretti e mille altri; navigatori, pensiamo a Colombo, a Marco Polo e a tutti i navigatori italiani spesso di origini veneziane o genovesi che hanno visto il mondo.

Certamente il nostro linguaggio è ricco di espressioni legate alla sfera religiosa e che soprattutto rimandano ai santi!

Infatti Cubo esordisce esclamando che non sa più a che santo votarsi per riuscire a registrare un episodio con Michela!

Non sapere a che santo votarsi è un detto che trova spiegazione nell’usanza dei credenti cristiani di effettuare un voto, che è una promessa fatta ad un santo protettore ( o anche a Dio o alla Madonna) di fare o non fare una determinata azione e magari di portarla avanti anche tutta la vita, chiedendo in cambio l’intercessione, l’aiuto per risolvere una situazione problematica, che difficilmente sembra risolvibile.

Chi non sa a che santo votarsi è colui che ha un grosso problema da risolvere ma non trova nessuno in grado di aiutarlo. Noi italiani abbiamo santi per tutte le necessità! Paolo ricorda san Biagio protettore della gola, a Cubo viene in mente San Giovanni Decollato cui si rivolgeva il suo papà ispirandosi ad un film con Totò in modo molto personale…ma quella è tutta un’altra storia!

Un’altra espressione molto comune è essere uno stinco di santo, per descrivere una persona integerrima e dalle indubbie doti morali, anche se il più delle volte viene utilizzato con accezione negativa: non essere uno stinco di santo: per bollare una persona che si comporta e agisce in modo non virtuoso, disonesto, insomma, una persona dalla dubbia moralità.

L’espressione è legata all’abitudine antica di custodire nei reliquiari le ossa dei santi, perlopiù parti di arti, per farne oggetto di venerazione.

Essere come il diavolo e l’acquasanta è un’espressione che si usa riferita a due elementi, persone, cose, concetti opposti e inconciliabili. Significa essere in totale disaccordoessere incompatibili. L’acqua santa veniva utilizzata per scacciare il diavolo, da qui l’origine del modo di dire.

Un altro modo di dire è: Passata la festa, gabbato lo santo: Significa che una volta ottenuto ciò di cui si aveva bisogno, ci si scorda della persona che ci ha aiutato o ci si scorda delle promesse fatte. Il proverbio fa riferimento alle feste religiose, alla fine delle quali ci si scorda del santo festeggiato. Come attentamente ha rilevato Christoph, ascoltandoci in anteprima su Patreon, in italiano la parola santo vuole l’articolo il, mentre qui troviamo lo: probabilmente l’uso dell’articolo lo, è un adattamento, una derivazione del lu dell’originaria espressione dialettale calabra “Finita la festa, gabbatu lu santu”

Bene ragazzi, abbiamo terminato, e visto che Michela è ormai alla fine della sua dolce attesa, da italiani veri la affidiamo a sant’Anna protettrice delle donne incinte e ci sentiamo presto!

P.S. Il nostro Paolo si è preso una “licenza letteraria”…l’avete trovata? Fatecelo sapere! 😉

 

By Sara🎙🇮🇹

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Blog in Inglese

 

Welcome!

Did you know that we true Italians are a people of saints, poets and navigators?

Or at least that’s how Mussolini painted us in 1935 in a speech addressed to the United Nations that had condemned Italy for the attack on Abyssinia.

Saints, for the Catholic faith that was geographically established in Italy in Roman times; poets for the great poets of the past, from Dante to Leopardi passing through Petrarca, Pascoli, Foscolo, Ungaretti and a thousand others; navigators, think of Columbus, Marco Polo and all the Italian navigators often of Venetian or Genoese origins who have seen the world.

Certainly our language is rich in expressions linked to the religious sphere and which above all refer to the saints!

In fact, Cubo begins by exclaiming that he non sa più a che santo votarsi (no longer knows what saint to turn to) in order to record an episode with Michela!

Non sapere a che santo votarsi (Not knowing which saint to turn to) is a saying that finds explanation in the custom of Christian believers to make un voto (a vow), which is a promise made to a patron saint (or even to God or Our Lady) to do or not to do a certain action and perhaps to carry it out all his life, asking for intercession in exchange, for help to resolve a problematic situation, which hardly seems to be resolvable.

Who does not know which saint to turn to is colui che ha un grosso problema da risolvere ma non trova nessuno in grado di aiutarlo (the one who has a big problem to solve but does not find anyone able to help him). We Italians have saints for all needs! Paulo remembers Saint Blaise, protector of the throat, Cube comes to mind Saint John the Beheaded to whom his father was addressing, inspired by a film with Totò in a very personal way … but that’s a whole other story!

Another very common expression is essere uno stinco di santo (to be a saint’s shin), to describe a person of integrity and undoubted moral qualities, even if most of the time it is used with a negative meaning: non essere uno stinco di santo (not to be a saint’s shin): to brand a person who behaves and acts in a non-virtuous, dishonest way, in short, a persona dalla dubbia moralità person of dubious morality.

The expression is linked to the ancient habit of keeping the bones of saints in reliquaries, mostly parts of limbs, to make them an object of veneration.

Essere come il diavolo e l’acquasanta (Being like the devil and holy water) is an expression that is used to refer to two elements, people, things, opposite and irreconcilable concepts. It means essere in totale disaccordo, essere incompatibili (being in total disagreement, being incompatible). Holy water was used to drive out the devil, hence the origin of the saying.

Another way of saying is: Passata la festa, gabbato lo santo (After the party, fooled the saint): It means that una volta ottenuto ciò di cui si aveva bisogno, ci si scorda della persona che ci ha aiutato (once you get what you needed, you forget about the person who helped us) or forget the promises made. The proverb refers to religious holidays, at the end of which one forgets the saint being celebrated. As Christoph carefully noted, listening to us on Patreon, in Italian, the word saint means the article il, while here we find lo: probably the use of the article lo, is an adaptation, a derivation of lu from the original Calabrian dialect expression “Finita la festa, gabbatu lu santu”

Well guys, we are done, and since Michela is now at the end of her sweet wait, as true Italians we entrust her to Saint Anne, protector of pregnant women and see you soon!

P.S. Our Paolo took a “literary license” … have you found it? Let us know! 😉

 

By Kevin (ItalianRocks)

 

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