27 – Pensieri e parole…con le doppie!

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Tempo di lettura: 4.5 min

Trascrizione episodio disponibile: clicca <qui>

Esercitati🏋  con il nostro <Quizlet>

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Oggi i nostri eroi Cubo e Paolo, raccogliendo il gradito suggerimento di Elena, una nostra patron, si cimentano con la grammatica (ecco perché eroi…) e ci parlano dell’uso delle doppie, spesso ostiche anche per noi italiani! Per farlo hanno chiesto aiuto a Michela che da brava insegnante dissolverà i loro dubbi e a Linda la nostra amica podcaster di “Pensieri e Parole” alla quale dedichiamo il titolo dell’episodio.

Cominciamo con il rassicurarvi nel dire che non solo gli stranieri, ma molti italiani veri sbagliano o hanno dubbi sull’uso delle doppie e non solo gli studenti di Michela!

E questo perché la grammatica italiana per ogni regola prevede molte eccezioni! Nel caso dell’uso delle doppie ricorderemo le regole più semplici senza addentrarci troppo nelle complesse spiegazioni della fonetica, con il consiglio di affidarvi al vostro buon orecchio!

La regola maestra è infatti certamente quella dell’ascolto. Provare a pronunciare una parola ad alta voce ci aiuta moltissimo a capire come scriverla e se ci resta il dubbio possiamo ricorrere al dizionario!

Ma prima di entrare in argomento, lasciamo a Cubo il tempo per la sua consueta freddura con risvolto istruttivo, dice lui…: visto che è single, non ha mogli o fidanzate con cui litigare, ha un rapporto tutto suo con la tecnologia e con la sua fedele stampante con la quale si è trovato a litigare e a dirle di abbassare il “toner”! (gioco di parole basato sull’assonanza tra toner e tono).

Ecco ora abbiamo proprio voglia di studiare grammatica!

Perché le doppie sono importanti? 

Per capire e farsi capire bene nella comunicazione, e una consonante doppia mancata o di troppo può cambiare il significato di una parola, pensiamo a pala e palla, casa e cassa, tori e torri, capello e cappello, notte e note… e si possono perciò generare fraintesi.

Vero, Cubo? Prontamente Cubo, che ha a cuore i suoi ascoltatori e vuole evitare loro brutte figure, ci mette in guardia citando pene e penne, ano e anno, cane e canne

(A proposito della parola gergale canne, intesa come spinello, anche se non esiste un’etimologia chiara di questa parola, secondo alcuni potrebbe derivare dalla canna da pesca per la sua caratteristica forma stretta e lunga, o magari come dice Paolo da Cannabis.)

E’ quindi davvero sull’ascolto che si gioca la corretta pronuncia.

Ascoltando una parola che contiene una doppia, notiamo che la vocale prima della consonante doppia è più corta: la O di copia è più lunga della O di coppia dove la o è brevissima; la A di fato è più lunga della la A di fatto. La E di ecco è più breve della E di eco e via di seguito…

Ma anche qui non è detto che la pronuncia si rispecchi sempre nella grafia: infatti molte consonanti iniziali di parola precedute da parole che terminano con vocale, si pronunciano come se fossero doppie (a me suona ammé) ma nella scrittura restano non raddoppiate a meno che le due parole si scrivano unite (affianco invece di a fianco).

Per esempio, nei dialetti centromeridionali, il raddoppiamento è fatto risaltare nella pronuncia anche laddove non c’è il raddoppio, soprattutto con le consonanti bilabiali come la B o la P cioè le consonanti che per essere pronunciate prevedono la chiusura delle labbra, pensiamo a “roba” che al sud è pronunciata “robba”, o al nostro Cubo che quando va trovare i cugini ad Avellino diventa per tutti CuBBo.

Non ci sono delle vere e proprie regole universali ma in generale, possiamo dire che le parole formate da un prefisso + una parola completa, spesso raddoppiano la consonante della seconda parola: e+pure: eppure, ne+meno: nemmeno, se+bene: sebbene, sopra+nome:soprannome, sopra+tutto:soprattutto, così+detto:cosiddetto.

Ovviamente parliamo di parole composte da un prefisso, perché questa regola non vale per tutte le parole composte, anzi! (vedi sottotetto, battiscopa, francobollo, fotoritocco,sottoscala,  e chi più ne ha più ne metta!).

Ci sono poi anche regole sul non raddoppiamento, ad esempio i gruppi di parole con -zion, -gion e -bil non raddoppiano mai il suono iniziale ad eccezione di loggione (parte più alta del teatro): questa, infatti, va scritta con due g. Potete approfondire l’argomento qui:

Z O ZZ? ECCO COME NON SBAGLIARE PIÙ CON LA ZETA

Un’altra regola riguarda le parole che contengono le sillabe zio, zia, zie che non vogliono il raddoppio della z (concezione, produzione, accettazione) ma anche qui ci sono eccezioni (razzia, pazzia). Per svelare l’arcano, di tutte queste eccezioni serve ricordare che la lingua italiana è figlia del latino e del greco, nonché di svariati influssi stranieri che nel corso del tempo ci hanno “prestato” alcuni termini che poi sono entrati nell’uso comune. L’immenso vocabolario italiano è perciò colmo di parole e verbi di origine differente. La classica regola della zeta che non si raddoppia mai davanti a -zia, -zio e -zie, vale quindi solo per quei vocaboli che discendono direttamente dal latino e dal greco. Potete approfondire l’argomento in questo articolo che ho scelto per voi:

ESERCIZI DI GRAMMATICA ITALIANA CON LE DOPPIE

Mentre le parole con Z che finiscono in “iere” vogliono sempre la doppia “z” Es: corazziere, tappezziere, biscazziere.

Insomma c’è da divertirsi!

Un esercizio utile può essere quello di ascoltare e scrivere con un bel dettato come quello che i bambini italiani fanno a scuola.

Potete scrivere sotto dettatura con Paolo che legge una filastrocca sulle doppie! E controllare poi la trascrizione sul sito. Oppure giocare con il quizlet che abbiamo preparato per voi e condividere con noi i vostri risultati o raccontarci i vostri aneddoti su parole con le doppie…

Perdonateci se abbiamo tralasciato qualche cosa o se vi siamo sembrati un po’ SOMMARI, sempre meglio che SOMARI🐴!

Un doppio saluto da tutti noi e a prestissimo!

By Sara

Episodio con sottotitoli e trascrizione disponibile: clicca <qui>

 

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