19 – Il latino vero con Michela – parte 1

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Tempo di lettura: 4 min
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Oggi parliamo di: latino, alter ego e… aula magna.

 

Bentornati all’Italiano Vero..
o sarebbe meglio scrivere “Benvenuti al latino vero: il podcast che ti parla in vero latino”? State tranquilli cari ascoltatori e lettori, non avete sbagliato canale: l’argomento che nella puntata di oggi Massimo e Michela (proprio io) approfondiscono è il latino e le espressioni latine utilizzate nella lingua italiana.

Il grande assente di oggi è Paolo: non si sarà ancora ripreso dalla proposta di matrimonio fatta dal nostro Massimo a suo figlia oppure non si sarà ancora ripreso dai pranzi festivi con i suoi parenti? Paolo torna presta tra noi!…a me l’onere e l’onore di sostituirti in questa puntata. 

La lingua latina è considerata una “lingua morta” perché non è più una lingua parlata, ma come sottolinea Massimo tantissime espressioni formali e colloquiali ancora oggi utilizzate in italiano sono latine a tutti gli effetti…oltre al fatto che molte parole dell’italiano e di altre lingue europee hanno origini latine. Proprio per approfondire questa tematica il nostro Cubo mi ha chiesto di accompagnarlo nella scoperta del significato di dieci espressioni latine evidenziate in un articolo di Libreriamo, da abbiamo tratto ispirazione per questa registrazione.

 Massimo mi ha avvisata che, a differenza delle altre ospiti femminili intervenute nel nostro podcast, non riceverò un invito a cena perché la prospettiva di diventare il genero di Paolo lo vincola negli inviti: mi è andata male! Nonostante nel mio caso Massimo sarebbe stato comodo visto che anch’io lavoro a Treviglio, città in cui lavorano sia Massimo sia Paolo.

Esordisco facendo presente a Massimo che Treviglio è per noi “Caput Mundi” e Massimo mi chiede quindi di spiegare cosa significhi: letteralmente “capitale del mondo”, indicava nei secoli di splendore dell’impero romano la città di Roma, capitale del mondo conquistato dai latini. Questa espressione si usa ancora oggi per indicare, anche in modo ironico, l’importanza della città in cui si vive o si lavora: per noi che ogni giorno ci rechiamo a Treviglio per lavoro, Treviglio rappresenta la nostra “capitale”. 

Delle dieci parole selezionate dall’articolo di Libreriamo, in questa puntata ne approfondiamo cinque. La prima è “Alter ego”: altro io, un altro me stesso. Può essere usata per indicare un’altra persona, talmente simile a me, da diventare quasi un mio sostituto: è un espressione dal significato molto filosofico tanto da essere utilizzata nella letteratura classica e moderna. Uno dei romanzi più letti e più studiati della letteratura italiana del ‘900 è “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello in cui il protagonista (Mattia Pascal) approfittando della sua presunta morte si costruisce un alter ego (Adriano Meis) le cui vicende sono narrate nel libro. “Alter ego” ha anche un significato giuridico: una persona in cui ripongo molta fiducia da essere incaricata di sostituirmi in una riunione o assemblea, una persona che fa le mie veci cioè porta la mia voce, le mie riflessioni e le mie idee anche in mia assenza. Questo secondo significato ha un risvolto storico: nel Regno delle Due Sicilie, l’alter ego era il luogotenente del Re, cioè la persona in cui il re riponeva estrema fiducia da nominarlo suo vice.

Un’altra espressione analizzata è “curriculum”: Massimo mi chiede cosa significhi. Di fatto la parola latina “curriculum” si traduce come “il corso”; in italiano è associato al termine “vitae” per indicare quel documento che racchiude le esperienze formative e professionali che viene redatto (seguendo le indicazioni preziose che Maria Pia aveva condiviso nelle puntate registrate con lei) e consegnato durante un colloquio di lavoro. Il termine “curriculum” può essere associato in ambito universitario alla parola “studi” per indicare il documento che racchiude gli esami sostenuti o da sostenere nell’anno accademico.

Massimo mi chiede se è giusto affermare al plurale ad esempio,  “Ho consegnato i curriculum a diverse aziende”…a questa domanda l’anima di professoressa di latino vince e gli rispondo di no. In realtà non è sbagliato perché la parola “curriculum” è entrata a far parte del lessico italiano e in quanto tale non è variabile nel numero: un curriculum, due curriculum. In realtà, però, secondo le regole della grammatica latina il plurale di “curriculum” è “curricula”, per cui una persona che conosce il latino dovrebbe affermare correttamente “ho consegnato i curricula a diverse aziende”…Massimo avendo una “forma mentis” matematica è perdonato.

Restiamo nell’ambito universitario e scolastico per conoscere la terza parola di oggi, cioè “aula magna”: nelle scuole e nelle università e nei palazzi istituzionali questa parola indica l’aula più grande e più capiente utilizzata per cerimonie, eventi di premiazione, per la gioia degli studenti, o riunioni, per la noia degli insegnanti.

Forma mentis” indica invece la forma della mente, cioè come una persona – in virtù dei suoi studi e delle sue esperienze – pensa, ragiona, rielabora le situazioni e risolve i problemi: Massimo avendo studiato economia ha una “forma mentis” più matematica e logica, Paolo invece una più letteraria e linguistica in virtù dei suoi studi classici.

Ultima espressione analizzata nella puntata di oggi è “idem”, cioè “lo stesso, la stessa cosa”: è un  pronome latino italianizzato a tutti gli effetti e utilizzato per non ripetere in una lista lo stesso concetto o la stessa parola. La sera in cui Massimo mi ha coinvolta nel progetto dell’Italiano Vero stavamo mangiando una pizza in occasione del compleanno di amici in comune: entrambi abbiamo ordinato una pizza margherita. Massimo ha fatto l’ordine per primo e io di seguito mi sono limitata a dire al cameriere “Idem”…cioè lo stesso ordine. Pur non sperando nell’invito a cena, Massimo potrebbe inviarmi a bere un caffè o un cappuccino: dipende da cosa ordina e io potrei aggiungere, se facessi lo stesso ordine, “idem”. Un’altra espressione molto italiana ma molto colloquiale è “idem con patate”, in cui il termine “patate” viene aggiunto per indicare non un qualcosa in più ma per rendere l’espressione più colorita e più simpatica.

La puntata si conclude con la promessa di riprendere le altre cinque parole in un successivo episodio.

Per oggi è tutto: italiani veri, ops, latini veri state sintonizzati…alla prossima!

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