Flash – C’è da spostare una macchina

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Tempo di lettura: 4 minuti

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Ciao cari amici,

finalmente ho capito cosa significa episodio flash!

Ci volevano Cubo, Paolo e Michela a spiegarmi che è un episodio “lampo” non nel senso “di breve durata” ma nel senso di “veloce nella messa in onda”, un episodio pubblicato a poche ore dalla registrazione, estemporaneo e slegato dai precedenti.

Quindi sono in ritardo con il blog!

L’episodio di oggi inizia sulle note del ritornello della canzone degli anni 80 “C’è da spostare una macchina”, ovviamente nella versione di Cubo che non si tira mai indietro quando c’è da dare un contributo “artistico” al podcast!

E’ una canzonetta leggera e senza pretese cantata da un attore comico, Francesco Salvi, che è diventata poi un tormentone (un motivo musicale divenuto velocemente popolare e diffuso grazie alla radio, ai social e al passaparola, è diventato quindi un “tormento” perché continuamente e reiteratamente proposto e ascoltato).

Speriamo che la voce di Cubo che intona “Questa macchina qua devi metterla là…” non faccia da deterrente a nuovi sostenitori, ma anzi, intenerisca gli ascoltatori, tanto più che oggi i nostri amici sono davvero in forma e partono con gran ritmo salutando e ringraziando tutti i nostri Patron: Juanita, Flavia, Paolo, Andrea, Christoph, Pete, Elena, John, Tony, Alejandro, Bernd e Anna; i nostri donatori: Frank, una “pinco pallina” anonima (da est Europa), William e ovviamente tutti i nostri ascoltatori!

E visto che siete così generosi, da oggi abbiamo un nuovo livello di donazione: potete sostenerci al costo di un cappuccino (2,5€), come ha fatto la nostra ascoltatrice Anna che ci ha anche fatto notare che nell’episodio sulla città di Bergamo l’espressione da usare è  “la vendetta è un piatto che va servito freddo” e non  “gustato freddo” come  ha detto Cubo…cartellino giallo a Cubo…anzi a Paolo e Michela che non lo hanno corretto!😉

A noi italiani veri emozionano davvero molto i vostri messaggi, i vostri feedback e i vostri suggerimenti, questo episodio ad esempio ci è stato suggerito da Tony dalla Finlandia che nomina il termine “macchinaccia” cioè il dispregiativo di “macchina” per indicare un’auto brutta e ci chiede altri sinonimi di auto.

E noi lo accontentiamo subito, ma solo dopo avervi detto che oggi siamo molto contenti perché dopo due mesi di lockdown, da domani 4 maggio possiamo uscire per andare a trovare i congiunti, cioè i parenti prossimi cui siamo appunto “congiunti” cioè uniti. A questi si uniscono anche i fidanzati, quindi Cubo da domani potrà andare a trovare la figlia di Paolo, che “la leggenda vuole” sia la sua promessa sposa!

Ma veniamo al tema di oggi, come chiamano l’auto gli italiani veri? Dipende!

Siamo soliti non usare molto i termini automobile o autovettura, più corretti ma troppo lunghi, preferiamo auto o macchina, ma abbiamo altre espressioni gergali, più famigliari e che danno alle nostre amate auto una connotazione quasi umana e affettiva (come lo scatolino di Michela!).

Iniziamo con il termine macinino che indica un’auto piccola e magari rumorosa. Il macinino è anche quel piccolo oggetto che macina i chicchi di caffè per farne una miscela. Dà l’idea di un’auto magari lenta ma che appunto “macina” chilometri, quindi funziona bene. Il suo significato dipende molto dal l’intonazione e dal contesto della frase in cui uso questo termine, se dico “dove vuoi andare con quel macinino?” lo dico in modo dispregiativo. Ma se dico “con il mio macinino sono arrivato fino al lago!” voglio sottolinearne l’affidabilità.

Anche il termine bagnarola indica un’auto vecchia, un po’ scassata, che non funziona bene, che” fa acqua da tutte le parti”, perché la bagnarola era una tinozza in cui veniva messa l’acqua per fare il bagno.

Anche trabiccolo indica un’automobile vecchia e sgangherata, deriva dal nome dell’intelaiatura di legno che una volta reggeva lo scaldino usato per riscaldare la stanza da letto e che appunto era traballante e poco solida. Da qui l’immagine di un’auto poco stabile e poco sicura. Anche qui l’intonazione della voce aiuta a dare una connotazione più o meno positiva all’espressione gergale.

Muletto è un termine che fino a una decina di anni fa era usato in automobilismo per indicare l’auto di scorta, magari destinata agli allenamenti, meno performante di quella “purosangue” impiegata in gara, ma robusta e affidabile appunto come un “mulo” (ricordate l’espressione “lavorare come un mulo”?). Oggi l’espressione indica quindi un’auto magari poco prestante ma certamente sicura, affidabile, che non dà mai  problemi.

Cubo cita: “Se un uomo apre lo sportello dell’auto alla moglie, o è nuova l’auto o è nuova la moglie”. 

E “Ogni donna dovrebbe avere quattro animali nella sua vita: un visone nell’armadio, una Jaguar in garage, una tigre nel letto e un asino che paghi per ogni cosa”.

… Io e Michela ci dissociamo!

Un bolide è un’auto grossa e costosa, veloce e accessoriata, iconica, diremmo… da pubblicità. “Guarda che bolide si è comprato quel calciatore!”

Un missile è un’auto velocissima, un’auto da corsa, anche qui l’espressione può essere usata in senso ironico, magari per dire il contrario. “Certo che con il tuo missile non arriverai mai in tempo!”

Un paio di dritte da italiani veri?

Quando un’amica vi chiederà cosa pensate della sua nuova auto che a voi francamente non piace, cavatevela rispondendo che ha dei begli interni!

Che è un po’ come dire di una ragazza non particolarmente bella che vi viene presentata, che è “simpatica…”

Insomma meglio essere diplomatici, perché come diciamo noi italiani veri…

…“Donne e motori sono gioie e dolori”!

By Sara

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