25 – Nella vecchia fattoria

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Tempo di lettura: 4 min

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Oggi parliamo di: Zio Tobia, rondini, piccioni e capre.

Bentornati Italiani Veri!

La puntata si apre, per la gioia dei nostri ascoltatori, sulle note dii “Nella vecchia fattoria” storica canzone per bambini del 1949 del mitico Quartetto Cetra e incisa sui vecchi dischi a 78 giri…, con Cubo che intona in modo molto personale la prima strofa: “Nella vecchia fattoria ia-ia-oooo quante bestie ha zio Tobia ia-ia-oooo c’è la capra ca ca capra beee beee”. 

Cubo ne approfitta per ricordare lo Zecchino d’oro, la trasmissione televisiva nata negli anni ‘60 in cui piccoli cantanti in erba si esibiscono insieme al famoso Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna, una specie di Festival di Sanremo per bambini. Abbiamo un modo di dire legato a questo: “Ma vai allo zecchino d’oro!” quando qualcuno canticchia qualcosa. Per cui giriamo subito l’invito a Cubo 

Ma veniamo al nostro tema, il primo modo di dire proposto da Paolo è salvare capra e cavoli”, che si usa per intendere che si vogliono conciliare due obiettivi o interessi o bisogni che apparentemente sono inconciliabili. Significa riuscire a mettere insieme esigenze opposte, ottenendo con un colpo da maestro il risultato.

Cubo esemplifica e suppone che sua moglie questa sera non voglia cucinare e che suo figlio non voglia uscire a cena, allora Cubo ordina una pizza da asporto e così salva capra e cavoli mettendo tutti d’accordo.

Cubo ha fatto un approfondimento degno di Paolo e ha scoperto che questo modo di dire nasce nel Medioevo con Alcuino di York teologo e pedagogo inglese che nel 782 fu chiamato da Carlo Magno a dirigere la scuola palatina di Aquisgrana. Qui propose un gioco di logica in cui un contadino doveva trasportare da una sponda all’altra di un fiume tre cose, una alla volta: un lupo, una capra e un cesto di cavoli. Quindi doveva riuscire a conciliare la presenza a turno di due cose, stando molto attento perché il lupo avrebbe potuto mangiato la capra, la capra avrebbe potuto mangiare i cavoli. Cubo conosce la soluzione di questo enigma ma lascia che siano gli ascoltatori con la logica a salvare appunto “capra e cavoli”!

A Cubo poi viene in mente un’altra espressione legata questa volta agli uccelli: “essere uno specchietto per le allodole e Paolo spiega che serve per indicare una persona che ha un atteggiamento, un comportamento che ha lo scopo di attirare l’attenzione per ingannare le persone più ingenue, più sprovvedute. Quindi è un’attrattiva lusinghiera ma alla fine ingannevole. Una vera trappola!

L’espressione deriva dall’uso di un dispositivo che in passato veniva utilizzato come richiamo nella caccia alle allodole. Si trattava di un congegno con delle palette girevoli su cui si trovavano dei piccoli specchi. Le allodole si avvicinavano perché venivano attirate dal luccichio dei raggi del sole che colpivano gli specchietti e poi venivano abbattute. 

Un esempio può essere un’offerta su un volantino che pubblicizza una TV venduta ad un prezzo scontatissimo e quando poi ti rechi in negozio scopri che per avere la TV con quello sconto devi comprare uno o più prodotti in aggiunta. Quindi diciamo che l’offerta è uno specchietto per le allodole, prima ti attira ma poi ti frega.

Oppure un altro esempio sono le uscite in edicola  di enciclopedie a fascicoli o modellini da costruire che ti attirano con un prezzo stracciato per la prima uscita e poi, per arrivare in fondo alla raccolta, ti costano un patrimonio. 

Paolo torna sul tema conUna rondine non fa primavera, che utilizziamo spesso per dire che un segnale isolato non è sufficiente per trarre conclusioni.

Un episodio non fa la tendenza, bisogna sempre stare attenti, consolidare e aspettare con pazienza perché, appunto tornando al modo di dire, se vedi una rondine non è detto che la primavera sia già arrivata, magari torna ancora molto freddo come in questi giorni.

A Cubo viene in mente un esempio ahimè di estrema attualità legato al virus: sono solo pochi giorni che i casi in Italia stanno calando e appunto non possiamo dire che sia una tendenza, bisogna aspettare un po’. Quindi in questo caso la rondine è questo breve periodo di calo che non fa primavera (anche se ce lo auguriamo!) perché non è detto che questa tendenza si confermi.

Altro modo di dire è: “Prendere due piccioni con una fava”,  quando riesci a raggiungere due obiettivi con un unico sforzo, una sorta di sinergia.

Come esempio, Cubo racconta che c’era una sua amica in visita a Firenze e lui, avendo da programmare una collaborazione con un collega di Firenze, ha organizzato la trasferta di lavoro il giorno in cui sarebbe arrivata la sua amica, prendendo appunto “due piccioni con una fava”. Ha fatto un’unica trasferta per l’incontro di lavoro e per vedere l’amica. Ha combinato le due esigenze diverse con un unico viaggio.

E’ già ora di salutarsi, con la promessa di un ulteriore episodio in compagnia di  animali e insetti e con un abbraccio forte forte da Cubo e Paolo a tutti quanti, con l’esortazione: “State a casa”!

By Sara

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